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Lira Vs. Euro: come ne parlano gli Italiani sui social media?

Più di 120mila commenti in poco più di due mesi, dal 1 marzo al 20 maggio 2014: la possibile uscita dell’Euro e il ritorno alla Lira sono estremamente dibattuti sul social web italiano. Il tema, da noi analizzato per una ricerca effettuata per la rivista Mark-Up, ottiene l’attenzione dei commentatori in modo costante: per quanto la discussione si infiammi in seguito a dichiarazioni e commenti dei politici e aumenti di volume all’avvicinarsi delle Elezioni Europee, il dibattito su Lira e Euro rimane comunque presente nelle conversazioni quotidiane sui social media.



Dove se ne parla nel social web italiano?


Moltissimi i tweet: Matteo Salvini, che ha fatto proprio l’hashtag #bastaeuro, è sicuramente l’autore più condiviso sul tema – anche se la maggior parte dei retweet sono legati a bot e non a reali supporter. Lo seguono a distanza altri due candidati alle Europee, Claudio Borghi e Gianni Alemanno. Gli autori che però partecipano maggiormente al dibattito sono persone comuni, politicamente orientate soprattutto verso Lega Nord e M5S.

Anche gli hashtag più usati su Twitter riflettono gli endorsement e le dichiarazioni di alcuni politici, principalmente Salvini, e i talk show cui partecipano.


Molto forte il dibattito anche su Facebook, soprattutto sulle pagine politiche come Lega Nord Padania, Beppe Grillo, Gianni Alemanno, quelle dei talk show politici come Servizio Pubblico, Ballarò, Piazza Pulita e La Gabbia e quelle legate all’informazione quali Il Fatto Quotidiano, La Repubblica e Blogo. In questi luoghi si raccolgono perlopiù reazioni a caldo in seguito a dichiarazioni e gesti di politici, mentre i commenti alle news, principalmente de Ilfattoquotidiano.it, presentano un maggior livello di approfondimento, con messaggi anche molto tecnici. Anche sui forum come finanzaonline.com e forumtermometropolitico.it il livello del dibattito è più elevato e hanno maggior peso le considerazioni di carattere strettamente economico e monetario.


 



Come si parla dell’eventuale uscita dall’Euro?



Il tono di voce dei commentatori cambia molto a seconda delle occasioni. Da un lato, le dichiarazioni e i gesti di esponenti politici (come il video del sit-in anti-euro di Salvini sotto la casa di Prodi pubblicato dalla pagina Facebook di larepubblica.it) e gli articoli di approfondimento (specialmente di ilfattoquotidiano.it) sulle conseguenze di un’eventuale uscita dall’Euro e ritorno alla Lira generano un grande volume di discussioni.

Dall’altro lato, spesso le dichiarazioni degli esponenti politici, veicolate sia dalle rispettive pagine Facebook sia da quelle dei portali di informazione, non sono prettamente attinenti al dibattito Euro/Lira: le discussioni che ne derivano trascendono presto il mero dibattito partitico per focalizzarsi sui problemi e le esigenze della gente comune, scatenando la reazione a caldo di chi sostiene che l’Euro abbia rovinato l’Italia. Emblematici in questo senso i commenti al gesto della Picierno che mostra lo scontrino della spesa fatto grazie agli 80 euro promessi da Renzi o alla proposta del referendum per tornare alla Lira lanciata dalla pagina di Beppe Grillo.

Sono pochi però quelli che affermano che il ritorno della Lira potrebbe risolvere in toto i problemi delle famiglie, permettendo a tutti di tornare a vivere dignitosamente. Talvolta i nostalgici della Lira affermano che la vecchia moneta permetterebbe di uscire dalla crisi, ma si tratta prevalentemente di commenti di pancia provocati dalla propria difficile situazione personale di disagio, citata spesso nelle risposte ai post dei diversi politici, con toni quale “Gentilissimo Sig. Presidente, se lei ci riporta in lire, noi torneremo a vivere dignitosamente, ke la mia pensione di 800,00 euro, diventerebbe di 1,600,000 unmilioneseicentomilalire”, (il commento di un pensionato sulla pagina Facebook di Silvio Berlusconi).

Ma c’è chi si oppone all’idea di identificare nella Lira il passato felice, riconoscendo che “avevamo la Lira ma eravamo ridotti malissimo” e che, in ogni caso, la crisi attuale sarebbe stata inevitabile e non imputabile alla moneta unica ma alle politiche economiche degli ultimi decenni. E’ diffusa l’opinione che l’uscita dall’Euro sarebbe un disastro o che, semplicemente, anche tornando indietro la situazione non cambierebbe. Questo tipo di pensieri che presentano un maggior livello di approfondimento e ragionamento tecnico si ritrovano prevalentemente nei commenti agli articoli dei siti di news come Ilfattoquotidiano.it, corriere.it e giornale.it.



Rimpianti e senso di ineluttabilità: gli italiani si sfogano sulle pagine Facebook



Quello che emerge sui social è anche un senso di rimpianto per la vecchia moneta ma soprattutto un senso di ineluttabilità per la situazione attuale. I racconti delle fatiche quotidiane che si ritrovano su diverse pagine Facebook testimoniano come l’introduzione dell’Euro abbia contribuito a rendere più acuta la crisi; viene però riconosciuto che la Lira “è il passato” e che, anche nel caso in cui si adotti nuovamente la vecchia moneta, la situazione non potrà mai essere uguale a quella pre-euro: “davvero si pensa che una mattina ci si sveglia e tutto si risolve semplicemente prendendo un inesistente macchina del tempo che, con un magico ritorno al passato, risolverebbe tutto e senza enormi danni collaterali?”, riporta un commento al sondaggio USA sull’euroscetticismo pubblicato da ilfattoquotidiano.it

Il movimento pro-euro è popolato anche da imprenditori e commercianti, che fanno sentire la propria voce prevalentemente sui siti più tecnici come i forum forum.termometropolitico.it e ilfattoquotidiano.it. Questi soggetti fanno notare che se l’Italia fosse rimasta fuori dall’Euro le aziende sarebbero state penalizzate. Gli imprenditori si sentono quindi obbligati a riporre la propria fiducia nella moneta unica, poiché “l’unica speranza è l’euro, è la triste verità” e discutono in un’ottica prettamente pratica i problemi che si porrebbero con il ritorno alla Lira, soprattutto per chi esporta o ha come clienti finali degli stranieri.


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